Ritorneremo, ritorneremo“. Il ciclo della vita, che ci mette davanti agli inizi e alle fini in pochissimo tempo e nel mezzo ci concede di pensare al passato e al futuro. Squarci di tempo intervallati da speranze, da attese, dalla speranza che quei cassetti con dentro le pagine della nostra vita passata possano aprirsi di colpo per ispirarci in qualcosa di nuovo. Kakà nel 2013 fu riacquistato dal Milan. Io ero su un Frecciabianca, verso Piadena. In viaggio pensavo innanzitutto a dove fosse Piadena, ma soprattutto a quanto aspettassi quel momento, quanto fosse bello poter bere un caffè e sapere che Kakà è di nuovo un giocatore del Milan. Sul cellulare le prime foto in amichevole; “Kakà con la fascia da capitano“. L’apoteosi del godimento. Il sorriso sui denti e la bellezza di un nuovo inizio. Il futuro mischiato al passato. La coscienza e l’incoscienza di sapere che con quella maglia non avresti fatto quello che hai fatto prima, ma la certezza che sarebbe stato bello lo stesso.

Aspettai quattro anni per rivederlo in rossonero, per poi risalutarlo nell’indifferenza generale a fine stagione, dopo una stagione fallimentare del Milan.

Ho la tua maglia numero 22 appesa al muro, una tua foto mentre mostri il tuo stemma del cuore e un tuo poster mentre alzi le braccia al cielo dopo quel gol al Manchester. La mia vita è cambiata irrimediabilmente e chissà dove mi porterà. Ma la tua intraprendenza, il tuo genio, sappi che ha ispirato anche le mie scelte. Sogno sempre un giorno di fare una giocata “alla Kakà” nella vita di tutti i giorni e poi esultare con le mani al cielo. Te lo devo, per tutte le volte che l’hai fatto al posto mio su un campo da calcio.