Un campione la cui morte sportiva risale al 5 giugno 1999, mentre l’uomo è scomparso il 14 febbraio 2004.
Il primo scatto, quello che non si scorda mai, quello con cui Marco Pantani da Cesena si rivela al mondo del ciclismo arriva il 4 giugno 1994, si corre la 14a tappa del Giro d’Italia e a 1km dalla vetta del passo di Giovo, il ventiquattrenne si alza sui pedali e marciando a passo sostenuto giunge al secondo posto nella classifica generale finale, alle spalle di un certo Berzin. È solo l’inizio di una carriera che avrebbe portato questo giovane romagnolo a trionfare sulle vette più alte del mondo in sella alla sua bicicletta, primo e forse unico vero amore che custodiva gelosamente tanto da lavarla quotidianamente nella vasca da bagno di casa, per la gioia di mamma Tonina. Quest’amore ha purtroppo portato Marco a diventare un eroe tragico dei nostri tempi, alle vittorie imperiture sono succeduti gravi incidenti stradali con conseguenti periodi di rieducazione, ma soprattutto l’accusa di doping che ha pesato fino alla fine dei giorni come una spada di Damocle sulla testa dello sportivo Pantani e dalla quale non ha mai potuto riabilitarsi.
1998 fu un anno memorabile per lui. Sulla carta al Giro l’avversario da battere era Alex Zülle detto “La talpa svizzera” a causa di una forte miopia; in gara le abilità di scalatore di Pantani si contrapposero alle doti di cronoman dello svizzero. In realtà la Corsa Rosa vide protagonisti della volata finale il cesenate e il russo Pavel Tonkov che, dopo un duello accanito, dovette cedere subendo un passivo di circa un minuto negli ultimi 2km. Dopo la straordinaria vittoria nella corsa a tappe nostrana, Pantani pensava di godersi un po’ di meritato riposo e quindi di non partecipare al Tour de France che avrebbe preso il via a Dublino un mese dopo, ma la morte di Luciano Pezzi consulente tecnico della “Mercatone Uno”, squadra di Marco, lo convinse a partecipare per vincere in onore dell’amico scomparso. E così fu. L’ultimo italiano a regnare nella Grande Boucle, prima di allora, fu Gimondi nel 1965, mentre l’ultimo ciclista che riuscì nell’impresa di consacrarsi nello stesso anno sia al Giro che al Tour fu Coppi nel 1952. Il romagnolo voleva quindi riscrivere la storia ciclistica del bel paese, e ci riuscì in grande stile, nonostante uno svantaggio iniziale lo separasse da Jan Ullrich. Sul colle del Galibier Pantani dominò, ricordo ancora quel giorno, 27 luglio 1998, il telecronista francese non faceva altro che urlare incredulo: “Pantanì! Pantanì! Pantanì!”.
Il 5 giugno 1999, comincia la discesa all’inferno di Marco che, dopo aver superato il leader della classifica Jalabert, si avviava a vincere il Giro. Quella mattina era attesa un’ispezione dei medici dell’U.C.I., tanto che la sera prima Pantani fece un controllo sotto la supervisione del suo preparatore atletico Borra dal quale risultò che l’indice ematocrito (Hct) del Pirata era di 47% quindi nettamente inferiore al limite consentito di 52%, la mattina dopo, lo stesso valore, risultò essere di 52,8% comportando la sospensione di Marco dalla corsa.
Tutti tifavano Pantani così tenace sulla bici e così fragile nell’animo, di Lui ci resta il mito e il rimpianto di non averlo visto rialzarsi un’ultima volta.