1 maggio 1994, ore 14:17, GP di San Marino, curva del Tamburello.
La Williams Renault del pilota più amato e carismatico della F1, Ayrton Senna detto “Beco”, nato il 21 marzo 1960, terminava la sua corsa per sempre. Fu “Autosprint” a rivelare al mondo la causa dell’incidente: rottura del piantone dello sterzo che era stato tagliato e risaldato grossolanamente dai tecnici Williams per cambiarne l’inclinazione e migliorare la posizione di guida di Senna. Sono state scritte troppe pagine su quel tragico addio, preferisco ricordare i tre campionati del mondo vinti (1988, 1990, 1991) contro Proist e Mansell. Il riso amaro che trasudava “saudade” ma allo stesso tempo un carisma e un’umanità che mai più questo sport ha rincontrato. Era l’erede naturale di Tazio Nuvolari, un mistico che, indossato il casco, si calava in una dimensione ultraterrena trasportando tutti noi con lui. Un uomo delle stelle con cui troppo presto si è ricongiunto. Un cuore nobile che, all’oscuro dei media e delle riviste patinate, manteneva intere famiglie bisognose in Brasile grazie ai cospicui ingaggi che percepiva.
Ayrton era un’opera d’arte: non si può dipingere un’altra Gioconda. Non so se è stato il più forte di sempre, perché Schumacher per esempio ha vinto di più. Ma la gente ha sempre percepito la sua forza, il suo coraggio, l’intensità. Arrivava stremato al traguardo perché dava tutto, cosa che forse manca alla Formula 1 di oggi. Non si vergognava di far fatica: anche in questo è stato unico. E’ una leggenda incredibile che sarà ricordata e ammirata per sempre. Aveva la rara qualità della grandezza silenziosa ma che prepotente pervade le anime travolgendole.
Il vero mistero dell’uomo è la vita, la morte è solo la fine del primo tempo, il secondo è l’eternità.
Obrigado Ayrton!