Francesco Guidolin, ex regista in campo e abile demiurgo dalla panchina, si è concesso ai microfoni di “Casa Baggio”. Con la sua tuta ha ottenuto record silenziosi, con squadre mai di primo piano ma dal gioco grintoso, che gli sono valsi la “Panchina d’oro 2011”. Ha sempre curato il lavoro meticoloso sul campo, senza mai dare adito a polemiche roboanti difronte ai microfoni. Le sue parole pesate sono sempre state coerenti col carattere introverso ma umilmente deciso e riflessivo. E’ uno scalatore di vette nato, perché sa che i monti sono generosi, regalano albe e tramonti stupendi e hanno il valore degli uomini che li salgono.

 

Centrocampista con buona visione di gioco e piedi educati a servizio spesso del Verona. Chi era il suo idolo… Zigoni?

“(Ride, ndr) Era un giocatore di ottimo livello e un mio caro compagno di squadra, sicuramente tra i più talentuosi del panorama nostrano. Mazzola, Rivera e Riva erano però i miei miti indiscussi”.


Appesi gli scarpini al chiodo, dopo una gavetta fatta anche di “musate”, matura la favola Vicenza, splendida vincitrice della Coppa Italia ’97 e semifinalista di Coppa delle Coppe nel ’98. Solo il fato vi vinse?

“Oggi potremmo dire che, se allora ci fosse stata la VAR, il Vicenza sarebbe andato a giocare la finale di quella Coppa delle Coppe. E’ un ricordo di un calcio meno tecnologico, bellissimo e vissuto in una città straordinaria come Vicenza che oggi purtroppo vive un periodo non felice. Sono riuscito spesso a portare dalla B alla A molte squadre per poi guidarle alla conquista di obbiettivi europei più che mai insperati. Come a Bologna, Palermo, Parma e Udine, il tutto supportato da dirigenti, giocatori e collaboratori in gamba. E’ una grande soddisfazione”.


Negli anni magici di Palermo Zamparini l’ha definita uno dei migliori allenatori d’Italia, come mai poi le vostre strade si divisero?

“Non è facile restare tanti anni con Zamparini… io sono rimasto tre anni e mezzo! Posso dire che è un successo anche questo (ride, ndr). Dopo anni di grandi soddisfazioni, soprattutto in Coppa UEFA, abbiamo ritenuto chiusa la parentesi. Abbiamo ancora un ottimo rapporto dal punto di vista umano perché il presidente è sì un “mangia allenatori”, ma è una persona leale, diretta, generosa e che mantiene la parola. Tutti principi rari in questo calcio. “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…” chissà…”.


Guidolin la sua è una carriera in salita per godersi il panorama. Adesso che vista ha sul suo futuro?

“Mi piacerebbe molto tornare in Inghilterra, l’esperienza a Swansea è stata meravigliosa ma è durata troppo poco. Penso di aver fatto abbastanza in Serie A, vorrei allenare una Nazionale. Certo è che se si dovesse presentarsi un progetto interessante, anche in Italia, lo valuterò serenamente. In questi due anni ho avuto offerte da ben dieci squadre in A, ma ho deciso di riposarmi”.


Ha più volte espresso il desiderio di allenare “una” Nazionale, magari a tinte azzurre… ma ci sono mai stati contatti con la F.I.G.C.?

“Io non sono mai stato contattato in questo periodo dalla Federazione Italiana. Sono stato molto vicino a ricoprire il ruolo di C.T. quattro anni fa, prima che venisse scelto Antonio Conte ma, purtroppo, non si è giunti a un accordo. Mi piacerebbe molto, ma comunque mi andrebbe bene qualsiasi Nazionale purché con un progetto serio”.


Come può ripartire la macchina Italia, alla cui guida ora c’è Mancini, arrugginita da un sistema obsoleto?

“C’è molto da fare e la scelta di Mancini è indubbiamente ottima. Abbiamo un gruppo di giocatori interessanti. Dobbiamo però entrare nella mentalità che siamo in una fase di rinascita, quindi andremo incontro anche a risultati non positivi. Pertanto, per un periodo, non potremmo essere una delle nazionali migliori al mondo, ma con umiltà potremmo presto diventarlo”.


Il suo ricordo Mondiale a cui è più affezionato?

“Indubbiamente la “Partita del secolo”, 17 giugno 1970, Italia 4 – Germania 3. Quel Mondiale lì l’ho vissuto con gli occhi di un quindicenne e ho sognato che gli Azzurri potessero vincere la coppa. La delusione della finale persa fu cuocente ma, nonostante tutto, fu un cammino straordinario da parte di tutta la compagine guidata da Valcareggi, che poi sarebbe diventato uno dei miei allenatori”.


Ancelotti al Napoli romperà il dominio della Juventus in A o sarà l’anno dell’Inter?

“La stagione appena conclusa ci ha regalato un Napoli in continua crescita. Non deve cedere i pezzi forte, sono sicuro che, con Ancelotti, farà il definitivo salto di qualità anche per ciò che concerne le compravendite. La Juventus è comunque la prima candidata a trionfare e lo sta dimostrando con un mercato oculato. L’Inter tornerà ai nastri di partenza più forte, consolidata e combattiva. L’acquisto di Nainggolan sposterà gli equilibri della manovra di centrocampo che quest’anno, troppo spesso, ha limitato i nerazzurri”.

Grande appassionato di ciclismo, scalatore provetto, nonché scopritore dello Zoncolan una delle salite più dure d’Europa e del Giro d’Italia…

“(Ride, ndr) E’ vero! Nel 1998 ero in ritiro da quelle parti con l’Udinese e, con un amico, andammo a fare un giro in bicicletta nella meravigliosa terra della Carnia. Ci siamo imbattuti in questa montagna veramente dura che decisi di segnalare ad amici addentro alle dinamiche ciclistiche professionistiche. Così, dal 2003, è diventata il “Kaiser”, una delle salite storiche del Giro d’Italia”.

La colonna sonora della sua vita?

“Sono un amante dei Pink Floyd, è arte, gioia e poesia… Credo che “Comfortably Numb” sia un capolavoro”.